Crediti in sofferenza: il parere dei diretti interessati/1

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La nostra attività ci mette spesso nella condizione di capire e osservare l’economia da un punto di vista privilegiato.

È come se lavorassimo in una sorta di anticamera della realtà, nella quale è possibile verificare quante persone e aziende stanno avendo difficoltà economiche importanti. In quali settori, in quali zone lavorano, in quali zone abitano.

Nel corso della quotidianità nascono spesso dei momenti di confronto con i player del settore, e soprattutto con coloro che si occupano di gestire i crediti non-performing per conto delle banche e delle SGC. I primi riescono a verificare velocemente come cambiano le dinamiche dell’economia, stando all’interno di un Istituto che contiene normali sportelli e uffici legali; i secondi normalmente sono più orientati alla profittabilità dei NPL e hanno il polso sull’andamento del mercato, le recenti operazioni di cessione, la liquidità presente nel mercato, i prezzi di scambio.

E così spesso, davanti a un caffè o negoziando crediti, si ha l’opportunità di chiedere dei crediti in sofferenza ai diretti interessati.

Recentemente sono emersi almeno 6 punti di difficoltà importanti e condivisi che oggi rallentano o impediscono la gestione serena di un credito da esigere, e ne determinano un prezzo ancora molto basso:

1) Anomalie di drive by e nessun controllo circa la qualità del credito in itinere: la più macroscopica delle anomalie è che non c’è nessuna cultura di gestione corretta di un credito prima che questo credito si deteriori. Prevenire è meglio che curare, e qui non si fa alcuna prevenzione. Nessun controllo circa la qualità del mantenimento di un asset immobiliare; l’unica tutela riguarda gravi danni, ma nella maggior parte dei casi è il cattivo utilizzo e mantenimento a danneggiare un bene. Nessuna verifica preventiva anche sul reddito dei privati, ci si accorge del problema se salta qualche rata o nei rari casi in cui il debitore è lungimirante e si presenta in banca per negoziare;

2) Scarsità di soluzioni a carattere stragiudiziale e poco tutelanti per chi le propone; tutte le soluzioni di intervento attualmente possibili, in particolare modo riferite alle procedure concorsuali (concordato in continuità, ristrutturazione debiti, concordato con assuntore) secondo gli attori principali del mercato sono troppo onerose e richiedono tempi lunghi. Si segnala in particolare modo la dispersione delle risorse, per esempio l’accettazione di piani concordatari “alla cieca” o la facilità dei curatori nel fare cause e citazioni a spese delle procedure;

3) Necessità di adoperare conversioni soprattutto su stabili industriali: gli uffici legali e contenzioso delle banche lamentano il fatto di non avere risorse da impiegare per intervenire in modo attivo sugli asset difficili da collocare. Un esempio su tutti: vecchi fabbricati industriali e artigianali presenti nelle aree urbane delle città, per i quali i comuni sarebbero disposti anche a concedere edificabilità senza pagare oneri pur di sbarazzarsene, e per i quali non ci sono i budget necessari alla demolizione/riqualificazione né per presentare nuovi progetti;

….continua….

Emanuele Grassi