4 cose che ci hanno colpito al NPL meeting

Il meeting di Banca Ifis a settembre è sempre un buon modo, oltre ovviamente per fare quattro chiacchiere con gli operatori, anche per capire che aria tira intorno al mondo degli Npls.
Durante questi incontri spesso si ascoltano temi già dibattuti dai primari giornali, o keynote speaker che (ovviamente) non si sbilanciano troppo in un senso o nell’altro.
Quest’anno, a differenza di altre volte, diverse cose ci hanno colpito.
Quattro in particolare.
1 – Il numero dei partecipanti
Banca Ifis ha annunciato di aver ricevuto 1100 richieste di iscrizione al meeting. Sebbene sia gratuito e quindi di facile accesso, ricordo bene che la prima volta che siamo stati a questo meeting (non più di 5 anni fa) eravamo un centinaio.
Il mercato dei servizi per il recupero dei crediti in sofferenza è letteralmente esploso. La maggior parte dei big funds sono arrivati in Italia e stanno acquistando senza indugio crediti, servicers, piattaforme di recupero dalle banche stesse.
Bolla in arrivo? O bolla già arrivata?
2 – Recovery rate / Gbv
Una slide circolata durante la presentazione mostrava come i crediti oggetto di cessioni massive 2018 ammontino a circa euro 125 miliardi, dei quali effettivamente recuperati solamente 5 miliardi.
Il dato non è passato in sordina, molti partecipanti hanno già postato e commentato la slide sui social network. Effettivamente fa specie pensare al rapporto tra il flusso di denaro che proviene dall’economia reale e quello derivante da movimenti finanziari, nel nostro caso molti di matrice estera.
A questo ritmo, quanto ci vorrà affinché lo stock venga veramente smaltito?
Rimane la domanda: siamo certi che il mercato NPL non ha una connessione diretta con l’economia reale, e che poi i conti non li dobbiamo fare ?
3 – Big servicer o boutique servicer?
Dalla conferenza è emerso questo messaggio: i servicer boutique sopravviveranno, saranno importanti e sarà importante la loro specializzazione per asset class.
Ricordo con precisione che due anni fa sullo stesso palco è stato detto l’esatto contrario.
Quel giorno tornai a casa pensieroso e determinato nel pensare che i servicer come GMA non sarebbero “spariti” e che non sarebbero stati “fagocitati” (queste le parole esatte). Oggi constatiamo con piacere che il vento è cambiato e che la nostra professionalità inizia a essere apprezzata e ricercata.
4 – UToPia?
Al centro del dibattito anche gli ormai famosi UTP, ormai quasi al pari degli NPL divenuti target degli acquirenti e servicer di questo mercato. A nostro parere però si tratta di due cose completamente diverse, che andrebbero gestite e prezzate in modo completamente diverso.
La sensazione è che ci si approcci all’UTP con troppo ottimismo: durante un recente convegno presso il Sole24ore sul tema, si mostrava come il 60% dei crediti classificati come UTP 3 anni fa sono ancora oggi classificati allo stesso modo, e che il reale tasso di default degli UTP attualizzato di anno in anno sarebbe superiore all’80%. Con questa consapevolezza, sarebbero ancora sostenibili i prezzi medi attuali dei portafogli?

 

Emanuele Grassi

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